
Molte cose sono emerse dalle conversazioni, ma la figura che lo ha colpito di più è stata la krušarca (pancogola), donna semplice ma estremamente importante, poiché ha dato un’impronta speciale non solo a Servola, ma all’intera città.
Dopo aver raccolto tantissime testimonianze dalla gente locale che gli hanno poi consentito la pubblicazione del primo libro, incontrando i servolani più anziani Jakomin raccolse anche tantissimi documenti e foto oltre a diversi oggetti che gli intervistati ritenevano preziosi perché non volevano che andassero perduti o che venissero scartati dai loro posteri.
Grazie al materiale raccolto, è nata in lui l’idea di catalogarlo, e, su iniziativa degli abitanti, si è deciso di creare un museo, realizzato con l’impegno e il sostegno di tutti, nonostante le differenze di mentalità e lingua.
Di fronte alla casa Dom Jakob Ukmar sorgeva un edificio abbandonato e in rovina, con molti proprietari. Jakomin, desideroso di trasformarlo in un museo locale, ne parlò con alcuni di loro. L’idea fu accolta con entusiasmo, e tutti decisero di donargli la proprietà, permettendogli di realizzare il suo sogno. Anche la ristrutturazione dell’edificio unificò i servolani e così il 22 giugno 1975 venne creato il Museo etnografico di Servola che oggi ospita oltre 2.000 oggetti. L’idea di Jakomin e l’entusiasmo dei giovani servolani hanno salvato dall’oblio e dalla distruzione molti oggetti che sarebbero andati perduti.
Il museo è diventato una parte importante di Servola collegando il rione di oggi al paese del passato e preservando la sua storia e i suoi racconti.
